Senza verbo - Barbara Serdakowski

Cod. Art. 978-88-9382-039-4
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Notizia

Barbara Serdakowski, Gryfino, Polonia, 1964. Vive a Firenze dal 1996. Cittadina canadese, si è laureata all’Università Concordia di Montreal. Ha pubblicato le raccolte poetiche Così nuda, 2012, La verticalità di esistere linearmente, 2010 e il romanzo Katerina e la sua guerra, 2009. È presente in diverse antologie e riviste italiane ed estere.




Prefazione

Frammenti fotografici, forme ed emozioni ritagliate nel vuoto della parola spezzata. Enumerazione di oggetti, gesti tronchi, abbozzi di paesaggi che convivono sulla superficie piana di una istantanea slegati, nella visione poetica, dai soliti vincoli grammaticali, dai ponti logici ingannevolmente statici.

L’assenza del verbo declinato crea un’atmosfera sospesa, melanconica.

È il tempo del ricordo, della fissità dello scatto fotografico.

Eppure dietro l’immobilità dell’immagine traspare la tensione delle cose mutevoli, perdute, il tentativo di svelare ciò che manca o sfugge alla visione bidimensionale, di fare emergere dalle profondità delle zone mancanti, da­gli strappi e dai non-detti le forme di un dolore primordiale.

I ritagli di immagini e parole sembrano scolpire nel vuoto e nei non-detti il senso nascosto sotto la superficie delle cose. Assenza riempita dalla simul­taneità di forme ed emozioni che emanano dalle immagini frantumate, geometrie, sentimenti, sensazioni che assomigliano ai pezzi di un puzzle incompleto, dove le tessere mancanti sono proprio quelle che veicolano il significato nascosto, le fondamenta dell’insieme.

Senza verbo è un collage fatto di ritagli e di strappi dove la lingua appare sin­copata a decostruire la realtà e costruire sensi enigmatici, quasi che la grammatica non potesse più fare da ponte, non riuscissi più a rendere il si­gnificato intimo del paesaggio esistenziale. Lingua che scarna le cose la­sciandole sospese in un vuoto e nei silenzi, che è assenza, ferita, presenza del non-detto doloroso.

Dolore che comunque cerca di rimanere staccato dall’emozione come se il vissuto fosse sotto l’occhio attento di uno scienziato che scegliendo i suoi oggetti di studio, gli enumera, gli mette sotto il microscopio per scoprire ciò che ad occhio nudo scappa, il passare ineffabile del tempo, l’essenza intramontabile della propria realtà.

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