Versi imperfetti della vita imperfetta - Francesca Nenci

Cod. Art. 978-88-9382-099-8
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Le intermittenze della vita

Nella nuova raccolta di Francesca Nenci, oltre l’ormai caratterizzante ango­latura legata alla classicità soprattutto greca, riecheggiano nuovi stimoli poe­tici e nuove prospettive di lettura della realtà.

A differenza della sua raccolta di poesie immediatamente precedente a que­sta, la dimensione del richiamo classico sembra essersi sciolta e in parte an­nullata nel perdurare di una condizione di angosciosa lacerazione, di scis­sione tra un Io perduto e un Io non ancora compiutamente consolidato. Narrazione e pathos, dunque, scandiscono i passaggi poetici di questa rac­colta in un crescendo di forte tensione emotiva.

Ma non tutte le poesie che compongono questo nuovo libro sono narrative e distese nel racconto di episodi dolorosi della vita trasfigurati nel mito (come nel caso di una lirica, Il Mirto, ispirato al tragico amore di Ippolito figlio di Teseo e Fedra) – la dimensione lirica che spesso trabocca conduce ancora a ritmi esatti ed esigenti come deve essere in una poesia espressiva­mente accorata e poeticamente espansiva. È il caso, ad esempio, di un te­sto lirico che segue nella raccolta e che coniuga tensione espositiva e grido accorato di rivendicazione morale e spirituale:

Intermittenze

Il tuo cuore soffre di intermittenze /

[...]

e fa posto alla vita già vissuta /

e si spaura degli infiniti atomi di vita /

e rivive i frammenti di già vissute età /

affabula i ricordie li raduna /

mucchi di sparse foglie quando a novembre /

il cielo velocemente imbruna e rapido /

un falò s’accende e stride crepitando /

colorato di faville una gran fiamma /

Poi tutto giace a terra /

finché di nuovo il cuore /

non lo accenda

È una dichiarazione di poetica, evidentemente. È un tentativo di mostrare come alcuni dei testi lirici qui raccolti e collegati siano stati scritti. Riprodurla almeno in parte era doveroso per cercare di capire la mente lirica di Francesca Nenci. Una mente fatta di accensioni, di intermittenze, di incertezze sul de­stino e sulla vita: “mucchi di sparse foglie” che si ammucchiano nell’autunno della vita per bruciarle perché non ne resti traccia lasciando così lo spazio dell’ispirazione poetica alla sua verità indeterminata e sapiente, “frammenti di già vissute età” – dice leopardianamente l’autrice – che vengono ricomposti in attesa di un nuovo avvento lirico.

Versi imperfetti della vita imperfetta (e cioè ricondotti al chiaroscuro sempi­terno della vita che non è mai né bianca né nera, né mai perfetta e giammai conclusa fino alla fine) non è un’opera minimalista che riporta episodi dell’esistenza quotidiana per dargli un senso e un significato per chi l’ha scritta. È un testo che, invece, intende misurarsi con questioni importanti, di frontiera, sperimentare e recuperare forme tradizionali ormai neglette. Francesca Nenci tenta una fusione tra legato classico e affondo nella moder­nità, tra un passato che non vuole passare perché è troppo intima­mente collegato alle radici stesse dell’umanità e un presente di cui non si capiscono ancora le virtualità e le aspirazioni, i sogni e i desideri, le imma­gini e le flagranze. I versi “imperfetti” non aspirano alla perfezione ma re­stano sospesi a cercare una loro consistenza di vita e di felicità. Come in Solo un pensiero il compito della poesia viene detto essere quello di “dila­tare i tempi”, trovare spazi ed interstizi per passare, conservare qualche ri­cordo e utilizzarlo per creare una prospettiva di futuro che non riconduca meccanicamente agli stessi errori.

Il modello poetico di Francesca Nenci, fatto di lancinanti espressioni di strazio (ricordi di un passato remoto che non si riesce a cancellare o ad abra­dere) e di rasserenanti recuperi del passato mitico di un’umanità che non si rassegna a scomparire (come nei versi più classici e assai umana­mente delicati del Polipo), nasce da una volontà di lirica che non vuole es­sere assoluta o perfetta ma mostrare tutte le sue debolezze e le sue impossibi­lità: frutto infatti com’è di esperienze di vita delicate e contur­banti, la proposta lirica di Francesca Nenci si nutre della sua volontà di supe­ramento delle difficoltà dell’esistere senza negarle (troppo ottimistica­mente) o accentuarle parossisticamente (in senso pessimistico-storico). La sua poesia si acquieta nel suo disporsi cautamente lungo le “antiche scale” della vita e si fa portatrice del momento di “spasimo” che contraddistingue tutte le esistenze vissutee che la scrittura poetica descrive e comprime fino a renderlo accettabile rispetto alle fin troppo evidenti angosce della vita. Compensazione delle difficoltà esistenziali però essa non vuole essere bensì descrizione delle difficoltà che si attraversano nella vita e che non si possono facilmente ricomporre e cancellare.

In questa sua raccolta, come si è già accennato, il tragico della quotidianità si sposa con il nitore e la cristallinità della poesia lirica in un tentativo spesso molto ben riuscito di pacificare i propri demoni e dare spazio ai pro­pri fantasmi (classicistici o meno) per riscattare la vita attraverso la poe­sia. O viceversa? I lettori attenti vorranno rispondere essi stessi a questa domanda essenziale in cui non è in gioco soltanto la poesia di Francesca Nenci ma il senso stesso di riuscire a fare poesia oggi senza se e senza ma, in vista di un riscatto che non vuole essere soltanto personale o astratto ma di un momento storico che a tutta prima appare ancora scarsamente com­prensibile.

Giuseppe Panella


Notizia

Francesca Nenci ha insegnato latino e greco nei licei classici di Volterra, Pontedera e Pisa. Ha collaborato con il Dipartimento di Filologia classica dell’Università di Pisa come docente a contratto.

Dal 1997 al 2010 ha diretto il Laboratorio teatrale “La tragedia greca dal testo alla scena” poi “Mitopoiesi”, al Liceo Classico “G. Galilei”di Pisa, curando ogni anno la traduzione e la regia. Molto del materiale delle prime sette tragedie rappresentate è confluito nel volume Il gioco della scena tragica, ETS, 2004.

Ha curato la revisione dei tre voll. di G.B. Conte-E. Pianezzola, Storia e testi della letteratura latina, Le Monnier, 1997-1999; il volume Eschilo, Coefore (in collaborazione con L. Arata) Cappelli, 1999.

Ha inoltre curato la traduzione e gli apparati critici dei volumi: Seneca, Tieste, BUR2002, 20155; Euripide, Alcesti, Simone 2003; Euripide, Ippolito, Edumond-Signorelli 2004, 20148; Cicerone, La repubblica, BUR 2008, 20165; Tacito, Le storie, Mondadori 2014; Penelopeia, variazioni sul tema della tessitrice, ETS 2015; Novena, ETS 2016.

L’ultimo libro è del 2018: Frammenti di vita in bianco e nero, raccolta di poesie edita da La Vita Felice.

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