Verso dove - Lorenzo Mandalis

Cod. Art. 978-88-9382-196-4
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Ho riconosciuto l’estate.
Le sue pendenze azzurre, lo scoglio
arido e ardente, il broncio del granchio;
ho riconosciuto anche il venditore
di gelati accavallarsi nel nitore
del giorno.
Tutto è stato di nuovo familiare.
Forse ce pays nous ennuie?
La patrie infame, è così infame?
Nota dell’autore

La quantità di richiami all’“animale granchio” presente nella raccolta suggerisce di definirne preventivamente ruolo e significati. I granchi rappresentano alcuni tra i simboli (insieme alla pineta, ai muggini, alle bavose, ai cani) della mia infanzia e della mia adolescenza passate a Livorno. Il mare livornese è scoglioso e i granchi si nascondono ovunque con i loro musetti perennemente imbronciati. Questi esserini, che da lontano sono pacati e riservati - e quando ti avvicini s’imbucano rapidi tra le insenature degli scogli - rappresentano molto bene le mie estati livornesi. Da bambino provavo ad acchiapparli con il retino o con le mani, ma molto spesso riuscivano a scappare e a intrufolarsi nell’ombra di qualche anfratto. Quando invece riuscivo a prenderli, li mettevo dentro il mio secchiello rosso e li osservavo girare - perplessi e con le chele alzate pronti a far guerra - sul fondo. Spesso, colto da pietà, li liberavo. Ma è capitato anche - oggi so, molto crudelmente - che li uccidessi. Sono stati gli animali con cui ho sperimentato per la prima volta alcuni importanti significati: quello della vita, della paura, della trappola e della morte. Quando ho lasciato la mia casa e mi sono messo in viaggio per posti lontani, i granchi hanno continuato a tormentarmi e a immalinconirmi. E anche oggi tornano spesso a disturbarmi.


Lorenzo Mandalis (Livorno, 1989) si è laureato all’Università di Pisa con una tesi sul Passaggio d’Enea di Caproni e una tesi specialistica sul rapporto tra allegoria e realtà nella poesia caproniana. Nel 2013 si trasferisce a Londra come studente Erasmus, e nel 2015 studia Literary Translational al Trinity College di Dublino. Tornato in Italia, si trasferisce a Venezia. Dal 2017 lavora come docente di lettere. Parallela all’attività di studente e insegnante è quella di scrittore di poesie, pubblicate nel 2013 su Erba d’Arno, nel 2015 sul blog Il Primo amore, nel 2017 e 2018 su Poetarum Silva, e per le quali si è distinto in alcuni concorsi nazionali.

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