#(non)piove - Massimo Parolini

Cod. Art. 978-88-9382-098-1
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Caro professor Parolini,

mi sono accinto con allegria a leggere il suo divertissement dannunziano, convinto sempre che gli omaggi non seriosi sarebbero graditi al Comandante. Andando avanti nella lettura, però, un timore mi ha colto.

Lei ricorda certamente che nel 1886 d’Annunzio pubblicò la silloge poetica intitolata Isaotta Guttadauro, in onore di una Isotta quattrocentesca, amante di Sigismondo Malatesta, signore di Rimini. Il volume, sontuosamente decorato dai suoi amici pittori, raccoglieva le liriche scritte dal 1883 al 1886, tutte improntate a una virtuosistica ricerca di soluzioni espressive di puro stampo parnassiano e alla volontà, come scrisse l’Autore, di “riprodurre in una vasta imagine la vita italiana del secolo XV, cantando le ballate alla maniera di Lorenzo il Magnifico”. In questo caso, qualche recensione positiva ci fu. Enrico Panzacchi parlò di una “lingua rinverdita talvolta fino ad una certa gustosa acerbità” e Nencioni si soffermò sugli esiti singolari prodotti dalla musicalità di alcuni versi, ma la prima edizione di 1.500 copie numerate rimase in parte invenduta, benché la propaganda dannunziana affermasse il contrario. In compenso abbondarono le stroncature e la beffa della parodia. Nei giorni precedenti l’uscita del volume il “Corriere di Roma”, diretto da Scarfoglio, pubblicò l’opera canzonatoria Risotto al pomidauro. L’autore si firmò Raphaele Pannunzio (ma era lo scrittore Giovanni Alfredo Cesareo) e ridicolizzò i preziosismi dell’autore oltre ad amplificare le voci sulla presunta tresca tra la moglie di Gabriele e Maffeo Sciarra. Ne scaturì un duello con Scarfoglio. D’Annunzio, che pure vantava anni di esercizio al Cicognini, e per di più aveva scritto sulla “Tribuna” come esperto di scherma, fu ferito ad un braccio e sconfitto: a suo dire di proposito. Certo è che molti, vedendo rinascere l’antica amicizia tra i due subito dopo la contesa, insinuarono che lo scontro fosse un’altra trovata pubblicitaria del poeta in difficoltà.

Come che sia - e d’accordo con lei che d’Annunzio deve vivere nei nostri tempi - leggendo di versi hi-pop e di piss-up, di flash mob e di park urb mi ha preso il timore che fra noi potesse finire come con Scarfoglio. E avevo deciso di non scrivere un bel niente per lei. Ma ora mi accorgo di averlo già fatto, trascinato dal suo spirito e dal suo evidente amore per il Comandante.

Giordano Bruno Guerri

(Presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”)




Notizia

Massimo Parolini (Castelfranco Veneto, 1967) insegna materie letterarie presso le scuole superiori del Trentino.

Laureato in Filosofia all’Università di Venezia Ca’ Foscari, è stato addetto stampa del Centro Universitario Teatrale di Venezia – nato su iniziativa di Giorgio Gaber – per il quale ha scritto e rappresentato le commedie Il medico della peste e Svevo e Joyce.

Ha pubblicato la silloge Non più martire in assenza d’ali (Editoria Universitaria) sul tema della guerra nella ex Jugoslavia, con il quale ha vinto un premio al Concorso Internazionale di Poesia “San Marco – Città di Venezia”.

Nel 2015 ha pubblicato la raccolta La via cava (LietoColle) che ha vinto nel 2016 il primo premio (sezione opera edita) del Concorso di poesia “Nestore” di Savona e nel 2017 il secondo premio (sempre sezione opera edita) del Premio di poesia “Giovanni Pascoli-L’Ora di Barga”.

E’ membro del Comitato organizzatore del Premio di Poesia Città di Trento-Oltre le mura.

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